Addio, passato!

Terrazzo spoglio

Un terrazzo vuoto, visto da lontano, può diventare una soglia.
Tra ciò che è stato e ciò che forse, lentamente, si chiude.
In questo frammento il paesaggio quotidiano si carica di memoria: la casa disabitata, il vento, le piante lasciate a sé stesse, il ricordo dei reparti psichiatrici. Ma dentro l’abbandono si apre anche una possibilità più mite: immaginare un sole, un amore, una piccola terrazza che basta.
Un addio al passato, forse. O almeno il primo tentativo di salutarlo.

Addio, passato

Quel terrazzone là, più sotto

Quello della casa disabitata

Quello lì al piano primo

Sarà sessanta metri quadri.

Mentre fumavo

Poco fa

Mi ha suggerito

Il vento

Il ricordo

Risalente a oltre cinque anni fa.

Ho visto la vita nei reparti psichiatrici

Per vent’anni

Prima di allora.

Si vede che voleva dirmi

Il vento

Che pulito così,

Con le piante nei vasi incolti,

Quel terrazzone disabitato

Tradisce un senso d’abbandono…

Come se un’estate intera

Avesse appena ceduto il passo

All’autunno

E l’avesse invasa

Un evento tragico.

Un lutto per esempio.

E’ un peccato che sempre vuoto sia

Il terrazzone.

E’ divertente tuttavia immaginarsi lì,

Bello mio,

Al sole

Con te.

Come se questo psichiatrico sapore fosse un libro

Chiuso.

E forse lo sarà sì.

Non credo che un domani

Potrei comprare tutta quella grande casa.

Oltre le cime degli alberi

Altre ce ne sono.

C’è questa casa,

Oltre le cime degli alberi.

E oggi

Questo nostro forte

La nostra terrazza piccola

Al nostro amore sarà cara

Già.

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