Ironia su un menage familiare

“Ironia su un menage familiare”, è una poesia intensa e drammatica, in bilico tra l’ironia e la tensione emotiva di un conflitto quotidiano che, nella sua forma domestica, assume proporzioni quasi epiche. L’uso del lessico bellico (“battaglia”, “armi”, “conflitto”) per descrivere un momento intimo e psicologico crea un potente contrasto, che cattura con forza l’attenzione.

La forma libera, spezzata, contribuisce a rendere palpabile il senso di smarrimento e paura di sbagliare, come se ogni gesto (anche “premere un tasto”) potesse causare una catastrofe irreparabile. E proprio in questo contesto, l’ironia non è solo una nota leggera, ma diventa un modo per sopravvivere alla pressione, per cercare tregua e comprensione.

Alcuni punti di forza del testo:

  • La ripetizione (“all’animo mio, all’animo mio”; “all’istinto. / All’istinto.”) rafforza l’eco emotiva.
  • L’alternanza tra registri alti e quotidiani (“in cucina”) dà profondità e concretezza.
  • Il flusso ininterrotto dei pensieri rispecchia lo stato mentale della voce poetica, combattuta tra azione e inazione.

Rimarresti sorpresa,

Il senso di smarrimento e solitudine

ti coglierebbero

se tu avessi a disposizione

un solo tentativo,

uno per non far esplodere 

questa fredda guerra mondiale.

Se poi indecisa,

– di psicologia di coppia, soprattutto, –

tecnologicamente,

meccanicamente,

genericamente ignorante fossi,

ogni volta che per qualche motivo

motivo a me ignoto

motivo inaspettato

motivo nuovo

mi trovassi davanti a questo avversario,

che costantemente frugava in me,

fino all’ora prima traditrice così amabile

avvezzo all’animo mio, all’animo mio 

sempre accanto come 

un dolce delicato abbraccio,

proprio a causa sua 

dell’uomo che bene

mi conosce

ma ora scruta armato delle armi 

del conflitto ormai incipiente

l’avvenire disperatamente

all’istinto m’affiderei

e resterei prudente.

Oserei premere tasti ancora? No, mai.

Fuggirei? Nemmeno per idea.

Strategia sarei.

Ma nemmeno uno dei tanti tasti potenzialmente sbagliati premerei

a caso facilmente.

Ma aspetterei, sì.

Nascosta.

In cucina.

E m’affiderei all’istinto.

All’istinto.

A Dio.

Agli angeli.

A chi non saprei.

Spererei.

La battaglia si giocherebbe

duramente combattuta

e placido in qualche modo

comunque tornerebbe

prima o poi

all’intorno

tutto.

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