Senza soluzione di continuità

Dopo la raccolta precedente, “Gli Strafalcioni,” posso dare oggi il via alla pubblicazione di tre nuove creature. Nel frattempo, ho pubblicato in tre antologie le mie opere.

Dalla nuova raccolta in costruzione, Senza soluzione di continuità, tre piccole poesie.

Come una virgola girata male

Incavo

Come se in un buchino

caduta fossi, 

a nascondino giocare

Mi piacerebbe;

Ma non mi cerca nessuno.

D’essere stanata invano ho atteso

Qui

Da quando nacqui.

Perforati i timpani 

del cuore

Ho già,

Stizziti così 

di stanchezza,

Tantoché

Regalata via

Alla mercè 

di questo silenzio, ora,

Il posto suo reclama

La cara solitudine 

di sempre:

“Quando degli altri è la verità,”

Sussurra strana

Padrona che ritorna:

“Ci vedon male loro,

Oppure sarebbe la mente mia

A vacillare?”

Ed io risponderle non oso.

La fine di sempre 

Quasi bizantini sussurri 

Gli strali miei 

Alle orecchie del mio amato

Come esse fossero

Dell’amor la soglia stessa!

Ed egli sconvolto avverte:

“Tornerò!”

Ma già un passo primo al di là 

Muove del nostro comune letto.

Non in anticipo il destino

conoscere potrei

Ma in quanto a ciò

Ben istruita stata sono

da un oscuro passato,

Allora,

più accorta 

Son diventata

E non un avvertimento sottovaluterei…

Come, ad esempio, questo

ingannevolmente lieve 

ma violento suono 

di passo

Che riconosco 

quale familiare, 

quale la pronta 

presenza 

strisciante alle porte 

della Fine dell’amor nostro.

Ogni volta che prova ad afferrarti,

Avanti viene ambigua 

Come ceruleo volto,

O bivio all’orizzonte incerto,

Che un dubbio silenzio impone,

Al di là.

E il silenzio 

in me si fa sommessa possessione,

Soggezione 

davanti all’ignota oscurità

Dell’avvenire.

Acconsento dunque a tacere

Le mie vane e varie obiezioni

Davanti al riconoscibile segno

Della fine che 

Prima di noi,

Prima o poi,

sempre avevo conosciuto,

Dai miei mariti lasciata

Tutte quelle sante volte.

Ma in quest’ora sommessa 

Dipendo dal Caso,

Davanti a questa 

strisciante prospettiva,

Che in vece mia deciderà,

Mio malgrado

Del nostro futuro insieme.

Di sicuro di qualcosa 

Colpevole dirmi potrei

Per prima io, ora.

Per sentirmi meno triste,

Potrei comunque avvalermi

Dell’abitudine all’Amorosa

Fine.

Il ricordo

Di precedenti

E deludenti esperienze

Con i malandati passi tuoi

Manifesti

Amato mio… 

Improvvisamente

Essi 

lo stesso suono 

Hanno di quelli 

Di quanti prima di te 

In tal direzione 

Lasciata m’hanno

Così.

Dopo la parola fine

Non c’è un’altra chance:

Allora nel dubbio,

Seppur senza un senso,

Le mani alzare conviene.

O materna ossessione,

Ignobile convenienza,

L’onnipresente fantasma della Fine! 

Evitarla grazie alla forza

Della fragile esperienza,

Della femminilità

Basterebbe?

Dubbiosa,

Castigata e pentita

Di tacere 

M’accontento.

Volo senza meta
Anche quando
Nell’eternità
Credere
Una realtà è,
Anche se sembra
Impossibile,
Potrebbero finire anche
Le storie d’amore.

Da appena maggiorenne
Per più di tre mesi
Fidanzata, io?
Ancora un miraggio.
Quando con te
Semplice
Fu all’improvviso

E diverso.
Elevarsi al lignaggio
Così inaccessibile e immediato
Dei poeti eterni
Con te:
Possibile,
Come viaggiare
Verso l’irraggiungibile.
Che attrazione,
Dio!
Volo senza meta
Per lo sconosciuto Sesto senso.
Così,
Ho pensato
Che
Semmai
Un domani

Avessi avuto 

quello stesso comportamento che Con te
Ad avere m’inSegnasti,
Lui un altro te
Sarebbe diventato.

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