The kitten blues

Dalla raccola Gli Strafalcioni
Di Elena F.


1. The kitten blues

È estate, all’ora mattutina delle Lodi in Santa Maria della Carità,
Con la vocazione nel cuore, sola giro su via Corridoni
Quel rubio angoletto, dove la vetrina del negozio là è sempre vuota,
E me ne entro al barettino, dove il caffè buono fanno, l’Illi,
Preferito dal papà, una domenica o l’altra.
Inatteso, nel solito mantovano giornale mi sorprende,
In fondo ad una delle ultime pagine, un trafiletto:
A me innanzi appare,
Cosicché davanti a Bosco Virgiliano,
Nel gattile già gran caldo fa
Ed io presto vado, per qualcuno dei molti cuccioli
In attesa d’adozione prelevare.
Che solo in giugno è tempo di smorire,
E va bene se d’accordo,
Con tutto quel gran marcio solleone,
Sullo sporco sfondo delle malfamate e strette gabbie,
Tra di loro i gatti con le rotte ventole
D’accordo più non vanno, ma comunque
I cuccioli che grandi le fauci
Davanti alla piovana acqua spalancano,
I volontari di famiglie disposte a dissetare, amare e crescere
Anche così di fretta non volendo,
A volonterose famiglie affideranno.
Gli estenuati ospitini se da sempre là nati sono,
Tutti insieme, chi non sanno aspettando vanno;
Sorpresa! Quale bigia macchia, sopra un triste rivestito pavimento
Di gattini che a miagolare là allo sguardo spassosi se ne stanno.
Io, subito, che nessun per il grigio “topo” – ben spento
manto, – che solo l’inverno ricordar può
Neanche un micino adottare aveva osato, a saper vengo.
E ne adotto, porto a casa e sfamo due:
Nina la prima è già, la prediletta nell’appartamento mio
Lindo e pulito ad aspettare pronta
Una settimana prima la più lunga sorella,
Che maschietto credo e Lilìn chiamo, invece…
Faccio, appena sulla soglia mi perviene: “Lilyn!,”
Risponde al nome, simile a quel
Cane che di mia madre era, maschio e cane.
Lilyn femmina è, delle sorelle sembra la più mogia,
Invece d’affettuosa memore felicità appena arrivata
Già fa le feste a Nina e poi le fusa.
Si rotolano assieme e poi una delle due pure che
Al bel davanzale abituata l’altra non sia pretende
E infine per il davanzal riconquistare,
Sulla coperta blu del letto sfinite poi
Come un sol gomitolo si buttano.
Placida Lilyn: a mangiare non riesce
È muta, se ne sta osservando Nina fuori fare
Otto porzioni al dì,
“Lilyn! Prego pure, mangia!”
Ma ciò che di questa preghiera poi rimane,
E’ solo la spezzata coda dalla nascita,
Che sorprendentemente rediviva un dì si rizza.
Ed a Natale, la stagione dopo
Saltellando in vuote confezion di panettoni
I corpicini ballonzolano,
E s’aggiunge anche la terza.
Poi per il pavimento io a carponi sulla schiena
Il loro peso barcollante tutte insieme condurre
Nella nostra piccola casa, mi piego;
E sotto la mansarda,
Che una finestra blu ha
Indispettiti i piccioni a testa in giù posati là
Guardano ancora se le gatte laggiù son poi tornate su di me a passare.
C’è la piccola pelata sul capo di Nina già,
E Manyla, la terza, sul freddo pavimento del sesso opposto alla ricerca,
Quando cosa stessi io facendo un tale di me conto chiede,
Ed io sto pregando, grido, rispondo:
Mi saluta allora inquieta e spaventosa la bell’ambulanza con sonora voce
Ed in lontananza, ecco l’eco della familiare sirena s’avvicina
Mentre noi nella casa di montagna fuggiamo
Prima che colà rimanga di bigi peletti piccolini piena una casetta
Laddove Nina per l’ultima volta in quella casa di montagna m’abbraccia



Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora